Crisi dell’Euro: siano ad una svolta?

by Giovanni Cossiga 31. gennaio 2012 16:22
In un recente articolo “Central Bank Becomes an Unlikely Hero in Euro Crisis”,  il New York Times sottolinea che alla fine di dicembre la Banca centrale europea, sotto la presidenza di Mario Draghi, quietamente ha iniziato a fornire alla banche europee crediti per centinaia di miliardi di euro a basso tasso di interesse, che le banche stanno usando in soccorso dei propri governi nazionali.  In buona sostanza, la BCE sta inondando il mercato finanziario di euro nel tentativo di assicurare che la crisi dei debiti sovrani nella zona euro non conduca ad uno shock ancora più rilevante. E conclude con il quesito: l’azione della Bce ha solo spostato nel tempo l’inevitabile resa dei conti per i membri più deboli nella zona euro ovvero il calo dei costo del denaro e un miglioramento delle prospettive di crescita tenderanno a radicarsi, portando il continente  a superare la crisi? Ovviamente con il cuore scommettiamo sulla ipotesi favorevole. La ragione tuttavia non è dello stesso parere e restiamo sostanzialmente in bilico sulle prospettive della crisi dell’Euro. Ormai è convinzione diffusa che le sole best practices di contenimento del disavanzo pubblico non sono sufficienti. Spingono l’economia sulla via della recessione che, facendo contrarre il prodotto lordo, di fatto aumentano il rapporto del debito rispetto al PIL. La crescita dell’economia richiede invece misure in termini di eliminazione dei vincoli alla concorrenza, apertura dei mercati mediante le liberalizzazioni e  spinta agli investimenti. Su questa strada, complessa sul piano sociale per la reazione delle categorie toccate dai provvedimenti, si sta muovendo con incisività il governo Monti. Sarebbe però ingenuo ritenere che l’apertura del mercato alla concorrenza possa realizzarsi con la rapidità di decreti legge, non fosse altro per i tempi di adattamento del mercato alle nuove regole e per la resistenza della stessa amministrazione pubblica soprattutto locale alla piena attuazione delle norme. Rimuovere la presenza ingombrante della P.A. richiede contestualmente una riorganizzazione dei pubblici uffici anche con lo snellimento di strutture e organici.  Insomma i paesi più deboli dell’area euro non sembrano in grado, almeno per ora, di uscire dal guado con soluzioni nazionali. È indubbio quindi che la ondata di liquidità che la Bce sta iniettando nelle vene del sistema può svolgere per il sollievo della crisi finanziaria in Europa -in via mediata cioè per il tramite delle banche nazionali- la stessa importanza della monetizzazione del debito che la Federal Reserve americana sta attuando. Con il dichiarato intento in USA di mantenere bassi i tassi di interesse e promuovere la crescita dell’economia. Se quindi dobbiamo attenderci che il 2012 sarà fiacco sul fronte dell’economia specie per i paesi più esposti dell’area, ciononostante è probabile che l’Italia possa avere ancora un ruolo risolutivo. Sarà infatti la capacità  sul fronte della competitività del made in Italy nel prossimo futuro a padroneggiare con successo o meno le prospettive della crisi dell’euro. In altri termini, poca crescita attesa ma se tiene la competitività sul fronte internazionale siamo sulla via della guarigione e con l’Italia, l’Europa. Competizione sul fronte internazionale significa infatti potenziali di crescita in futuro. Anche se per la Grecia la prognosi è riservata.                                                Giovanni Cossiga  

Tags:

Euro

Indice per data di pubblicazione

Siti partner

BlogItalia - La directory italiana dei blog