di Giovanni COSSIGA - Dirigente generale dello Stato
- Pubblicato su ITALIA OGGI il
Questa visione liberal del mondo delle monete resiste, con l’inossidabile certezza che la moneta sia comunque uno specchio sicuro e attendibile dello stato dell’economia. Eppure, la recente esperienza sembra rifiutare la visione euclidea di una relazione "in tempo reale" tra i meccanismi del ciclo e la forza della moneta. Riflettiamo solo alle recenti esperienze della lira. Gli attori dell’epoca tentarono, nel settembre del 1992, di opporsi al diritto del mercato di ripristinare una giusta relazione tra valore della moneta e stato dell’economia. Persero la partita. Ma la vicenda quasi Kafkiana, per la palese ipervalutazione della lira e la temerariet� avventurosa del progetto di resistenza, la dice lunga sulla pratica di manipolazione delle vicende monetarie dagli anni settanta. Ma c’� ben altro. Lo stesso SME nasce sul presupposto che si possa mettere una camicia di forza alle regole dell’economia, ingessando le monete. Un teorema insostenibile. Cosicch� per sopravvivere la nuova edizione dello SME ha dovuto rinunciare alla banda stretta di oscillazione e lasciare alle valute un’ampia facolt� di fluttuazione.
Ma le alterazioni dei reciproci rapporti tra monete sono visibili a tutti. Osservando la distanza che sovente separa le performance economiche di un paese dal valore della rispettiva moneta, specchio ormai infedele del benessere delle economie. Tra le due sponde dell’Atlantico, negli anni novanta, si � verificata una desincronizzazione della congiuntura, a danno dell’Europa. Gli Stati Uniti hanno goduto negli ultimi cinque anni di una lunga crescita, con un aumento medio del Pil pari al 3% circa. L’Europa al contrario ha vissuto un periodo molto contrastato sul piano congiunturale. In particolare, la Germania ha racimolato uno scarso 1% medio nel periodo 1992-1996. Eppure, in questo periodo si � assistito ad una progressiva rivalutazione del marco, nei confronti del biglietto verde. Stesso fenomeno nei rapporti USA - Giappone. Il dollaro � scivolato anche nei confronti dello Yen, sebbene l’economia del Sol levante sia entrata in una fase di stallo che si prolunga ormai da un quinquennio.
Come dire che la congiuntura � divenuta un parametro erroneo per la previsione a breve degli andamenti di una valuta. Almeno nell’epoca attuale, iniziata con l’avvento al potere della coppia Reagan - Thatcher ma che si sta per concludere. Epoca nella quale � stata avviata con successo un’opera di disinflazione su scala planetaria, dopo la lunga parentesi di prezzi fuori controllo. Il primato riconosciuto della politica monetaria spiega le ragioni della ipervalutazione delle monete che si sono sottratte per prime alla peste dell’inflazione. L’ardita impennata del dollaro nella prima met� degli anni ottanta si spiega con la coraggiosa opera di bonifica monetaria condotta in porto dal presidente Reagan. Cos�, la debolezza del dollaro nei confronti del marco e dello Yen, nella prima met� degli anni novanta si spiega con la teutonica azione di controllo dell’inflazione condotta da Germania e Giappone. Il mercato ha sposato la tesi che la malattia della moneta inquini l’economia e che la salute monetaria dia un forte impulso alle performance dell’economia. Questo assioma ha prodotto l’equivoco che la potenza dell’economia risiedeva nella forza della propria moneta, e che la congiuntura prima o poi avrebbe seguito. Dunque, il marco poteva salire, anche se l’economia in Germania e in Europa languiva. In contrapposizione, la forte congiuntura Usa non si rifletteva sul dollaro. Motivo, il timore che il riscaldamento dell’economia potesse rimettere in corsa l’inflazione.
Il mercato invero sembra ora aver cambiato intonazione, e torna a guardare alle performance dell’economia per dare valore alle monete. Cosa � successo? E’ successo che il mercato mostra di dare credito alla tesi che l’inflazione � morta. Non � certo una morte definiva. Nell’esperienza USA appare ormai inconfutabile che la congiuntura sostenuta e prolungata non � un motore ineluttabile di nuova inflazione. E’ il risultato della lunga battaglia condotta contro il disordine monetario nelle principali aree del mondo. Sono cos� mutate in modo durevole le aspettative a livello mondiale. E’ plausibile quindi attendersi che, almeno fino alla fine del millennio e oltre, la paura del morbo della moneta non immetta pi� adrenalina nell’organismo economico. Quali le conseguenze? Prima tra le altre, l’attenuazione della priorit� della politica monetaria e la caduta relativa dei miti monetari. Il marco e lo Yen sono quindi entrati in un’orbita di lento declino, che non si arrester� presumibilmente neanche alla ripresa dell’economia nei rispettivi paesi. Le due monete, nel periodo 1992-1996, sono state coinvolte in una bolla speculativa al rialzo. In particolare, il marco ha trascinato in questo insensato viaggio nella ipervalutazione sul dollaro la grossa coda delle monete dello SME.
La rottura traumatica dello SME e la fuoruscita forzata della lira e della sterlina dal veicolo SME sono stati i segni premonitori del cambiamento in corso sul palcoscenico mondiale delle valute. Dopo quell’evento � cambiato lo scenario. La lira, abbandonata l’ancora del marco, ha conquistato una parit� pi� adeguata alla realt� economica italiana. Del pari la sterlina. Ora tocca al marco e al franco, che nella folle corsa alla rivalutazione hanno fiaccato le rispettive economie. Inevitabile quindi che marco e franco francese subiscano un processo di ridimensionamento del valore rispetto al dollaro. Un processo che andr� avanti nei prossimi mesi, sebbene in maniera meno traumatica della rottura che ha portato alla svalutazione della lira. Con quali conseguenze sulle attese di sviluppo economico del continente europeo?
Prima conseguenza, la perdita di valore del marco e del franco, nei confronti dei paesi dell’area del dollaro, comporter� il progressivo rialzo dei tassi a lungo termine. In altri termini, il fenomeno opposto a quello osservato in Italia per la progressiva rivalutazione della lira. Inoltre, l’aumento dell’inflazione importata render� pi� ardua la condizione monetaria nei paesi dell’Europa centrale. La tensione dei tassi a lungo termine si rifletter� anche sui tassi a breve. Improbabile quindi che, per favorire una congiuntura che non decolla, la Bundesbank possa decidere riduzioni del tasso di sconto. In altre parole, la progressiva perdita di valore del marco produrr� un rallentamento della domanda all’interno dei paesi dell’Europa continentale. La congiuntura dunque rester� depressa e condizionata dal miglioramento delle ragioni di competitivit� nell’area del dollaro.
Quali gli effetti sul nostro paese? Superata l’attuale transitoria fase di debolezza, la lira dovrebbe riprendere il cammino verso la graduale rivalutazione sul marco e sul franco francese, senza tuttavia provocare conseguenze sull’andamento dei nostri conti con l’estero. L’effetto d’immagine e, soprattutto, il costante miglioramento dei tassi d’interesse aumenter� le potenzialit� di sviluppo all’interno sin dai prossimi mesi.