by Giovanni Cossiga
19. dicembre 2011 16:53
Secondo l'ex ministro dell'economia francese, uno dei padri dell'Unione monetaria europea, il progetto dell'Euro era destinato al fallimento sin dall'inizio per ''un difetto di esecuzione'' dei leader politici che non hanno voluto vedere le debolezze fondamentali e gli squilibri tra Paesi. Nato male e cresciuto peggio, se consideriamo l’approdo odierno dell’euro di fronte ad una ormai possibile fine ingloriosa, se la debolezza della politica dei leader europei contrasterà ancora una via di uscita dalla profonda crisi. In ogni caso appare certo che non vi è non c’è una via nazionale alla soluzione dei problemi dell’area. Questo significa purtroppo che la porzione amara che il neo governo sta per propinare alle famiglie italiane, non serve o quasi a sanare lo strappo del differenziale tra BTP e Bund tedeschi. In più, c’è il rischio che l’imponente manovra correttiva posta in essere nel 2011 dai governi Berlusconi e Monti induca il paese ad una nuova recessione grave, dopo la profonda depressione del 2009. La drammatica situazione della Grecia sta lì a testimoniare che la profonda piaga della recessione persistente porta il paese ad un default tecnico, senza fornire un contributo valutabile alla crisi provocata dall’euro.
Un eccesso di sacrifici strangola l’economia e spezza la fiducia delle famiglie e dei consumatori, lasciando immutati i difetti di nascita e di sviluppo dell’euro. La situazione che si è creata in seno all’area euro è simile alla crisi grave che negli anni novanta ha colpito Argentina e Messico, Nel caso dell’euro, le vecchie monete nazionali sono morte ma solo in apparenza, perché esse hanno formato un basket di monete (estinte) che genera il valore dell’euro. In America latina, per controllare l’inflazione l’Argentina e il Messico avevano collegato le loro monete (pesos argentino e messicano) al dollaro. Con una modalità simile, i paesi dell’euro hanno legato le loro economie (fixed peg) con il basket delle monete preesistenti. I risultati sono diversi, ma solo in apparenza. Nel caso dell’euro, si è consolidata negli anni una sottovalutazione del valore della moneta comune che favorisce l’area delle economia nordiche legate al vecchio marco tedesco e una sopravalutazione del valore della moneta che incide pesantemente sulla competitività per l’area mediterranea, con particolare gravità per i paesi piccoli, Grecia e Portogallo. Per l’Argentina e il Messico, la rimozione del legame stretto con il dollaro ha fornito un via di uscita dalla crisi finanziaria scoppiata negli anni novanta. Il legame con l’euro non consente la svalutazione della moneta per i paesi che soffrono di sopravalutazione. Si apre così il differenziale tra i BTP greci italiani spagnoli e portoghesi con il Bund tedesco. Purtroppo, questo difetto di origine non si cura con le politiche deflative e le manovre di austerità.
Giovanni Cossiga
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