La crisi dell’Euro non è solo una crisi del debito

by Giovanni Cossiga 28. dicembre 2011 14:31

Giovanni Cossiga

La crisi dell’euro non è solo una crisi del debito, ma è anche una crisi strutturale per la scarsa convergenza delle economie dei paesi che ne fanno parte. Una conferma della complessità della situazione la stiamo vivendo nel nostro paese con l’avvicendamento del governo. In buona sostanza le speranze risposte nell’esperimento in corso di governo tecnico non sembrano apprezzate nel giusto verso dai mercati, che hanno accolto almeno finora con sobria indifferenza la manovra che in breve sarà definitivamente varata dal Parlamento, con modifiche rispetto al testo del decreto. Ora è evidente che la dura correzione in atto migliora in prospettiva il debito, immettendolo su un sentiero di potenziale seppur lento declino. Risultati futuri dunque mentre il mercato cerca affidamenti concreti sulla sostenibilità delle passività italiane. Eppure, si poteva attendere una seppur cauta remissione dell’attacco speculativo. Il mercato è razionale solo nel medio lungo termine, ma una breccia nella sorda determinazione di attacco si dovrebbe intravvedere. Se questo non succede bisogna convenire che la debolezza dell’Italia e dei paesi sotto attacco non è spiegabile solo con la forte esposizione del settore pubblico. Non sembra razionale che lo spread tra BPT e Bund tedeschi si allarghi fino a toccare e superare i 500 punti, quando Germania e Francia hanno un debito pubblico che sfiora il 90% e in crescita sotto la spinta di disavanzi tuttora elevati, mentre il Belpaese sotto i colpi delle dure manovre già nel 2012 dovrebbe limare il proprio elevato debito. Il mercato è dunque così irrazionale? Oppure colpisce pesantemente l’Italia per un’altra debolezza vera o presunta. È stato detto che la debole crescita del prodotto è l’altro fattore di penalizzazione. Certo una sostenuta ripresa sarebbe un forte viatico per superare la crisi. Ma anche con i passi di formica degli ultimi anni della nostra crescita, non vi sono dubbi che l’Italia, terza grande economia del continente, sia in grado di far fronte ai propri impegni. Tanto più che la capacità di competere sul mercato mondiale delle nostre imprese non ha subito flessioni e fa concorrenza anche all’industria tedesca. In altre parole, a differenza dei cosiddetti piigs (Grecia in testa), la capacità dell’Italia di concorrere non è stata erosa nonostante l’apprezzamento dell’euro sulle principali valute mondiali.

Se ne potrebbe dedurre che la pressione della speculazione sul nostro paese dovrebbe nei prossimi mesi allentarsi, con una valutazione più ponderata delle potenzialità del paese. Sempre che, mollando ora la scure sul reddito degli italiani, si incentivi in tutti i modi possibili l’azione delle nostre imprese sui mercati mondiali.

 

 

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